La politica italiana e i media procedono il loro cammino tenendosi per mano, nel tentativo di continuare l’oscuramento della verità sull’euro e sull’evidente situazione nel nostro paese e in quelli che come noi patiscono, principalmente a causa di una moneta troppo forte rispetto alle reali necessità economiche.
Lo schieramento che ogni giorno osserviamo (in TV) e leggiamo (sui quotidiani) risponde alle direttive di quello che viene finemente definito PUDE (Partito Unico Dell’Euro), acronimo coniato dal Prof. Alberto Bagnai che rappresenta benissimo la determinazione di coprire le magagne della moneta unica, oggi con il debito pubblico, domani con la Casta e dopodomani con il “più Europa”.
Nessuno si salva da questa nenia pro-euro, nemmeno il MS5 nel quale qualcuno aveva riposto speranze, non tanto nelle azioni quanto nel dibattito; invece nelle ultime settimane ci siamo dovuti affidare ad alcune dichiarazioni di Silvio Berlusconi, prontamente smentite da lui stesso come nella migliore tradizione (sondaggistica, si intende). Il Partito Democratico vede la sua rappresentanza più alta nel Presidente del Consiglio Enrico Letta, il quale non fa passar giorno senza qualche dichiarazione entusiastica che mal si sposa con la realtà di un paese in ginocchio.
Naturalmente molte sono le cause che hanno portato al PUDE, il difendere una colossale menzogna sull’euro, l’incapacità (atavica) di far valere i diritti dell’Italia, l’opportunità elettorale, la distanza delle istituzioni dal paese reale e molto altro.
Chi segue il dibattito (più che mai acceso) sul Web 2.0 si rende ben presto conto della situazione, capisce a quale gioco le super-potenze dell’euro (Germania) stanno giocando per tenerci inchiodati in questo miserabile limbo per poterne approfittare, s’interroga e fa domande, si confronta e si mobilita.
Ma al di fuori di questo c’è davvero poco o nulla.
Voci e professionalità autorevoli, come il citato Bagnai ma anche Borghi o Rinaldi, vengono relegati in spazi conditi da folte rappresentanze del PUDE e cercano di non sovraesporsi (per scelta o per imposizione), alla ricerca di uno spazio serio dove dibattere di un tema cruciale come quello della sovranità monetaria.
Il dovere di chi partecipa alla discussione sui social network è quello di informare più persone possibili, di divulgare ove possibile la vera verità anche al di fuori della rete.
Poi, naturalmente, chi vorrà sapere saprà ma almeno potremo dire di averci provato.
Andrea Visconti
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venerdì 5 luglio 2013
giovedì 27 giugno 2013
Incentivi per il lavoro che non c'è
Il tentativo di procrastinare l’ennesima mazzata alle tasche degli italiani è riuscito.
Il Governo Letta (o Berlusconi ?) è riuscito nell’intento di evitare l’aumento dell’IVA (dal 21 al 22%) rimandandolo di un paio di mesi spostando, di fatto, il problema a dopo l’estate. Fermo restando che si tratta di una manovra recessiva, è ormai assodato che questa decisione provocherà ancora una volta una riduzione del gettito, così come fu per il precedente aumento; lo Stato italiano seguita così a navigare a vista, fra l’illusione di un “favore” fatto ai suoi cittadini e la convinzione falsa che uno straccio di ripresa sia possibile.
Non è certo questo quello che serve al paese, ma la menzogna continua a diffondersi senza possibilità di mettere al centro della discussione il vero problema, cioè l’euro e i trattati europei. Gli stessi incentivi per l’occupazione, che secondo l’esecutivo potrebbero creare 200 mila posti di lavoro nei prossimi 18 mesi sembrano un tentativo di chi arriva stremato vicino alla fine e forse inizia a rendersi conto che il tessuto produttivo italiano sta collassando.
Potrebbe sembrare demagogico, ma parlando con gli imprenditori ci si rende conto di quali siano le loro reali necessità, si avverte il senso di avvilimento di fronte alle istituzioni che appaiono sempre di più sorde, si scopre come il problema non sia il costo del lavoratore se l’azienda chiude.
Quali saranno, quindi, i posti di lavoro creati?
Se un’azienda perde commesse perché si ritrova con una moneta sopravvalutata del 30% ed è costretta a chiudere a cosa le servono incentivi per le assunzioni? Poi, per l’ennesima volta, ci siamo resi conto di come le riforme del Governo Monti (lavoro, pensioni) siano state non solo frettolose ma profondamente errate.
Ma più di questo si avverte forte il bisogno di un dibattito pubblico serio e concreto sulle strategie da adottare perché di fronte a noi si presentano solo due strade: la prima, se vogliamo rimanere in questa Europa, ci obbliga necessariamente a ridiscutere i trattati, far sentire la nostra voce e cercare di uscire dai vincoli stringenti (e assassini) che ci stanno sgretolando; la seconda è decidere come e quando abbandonare il progetto dell’euro, dal sapore vagamente fascista, riprendendoci la sovranità monetaria e rimettendo di conseguenza la Banca centrale italiana a disposizione del Governo per potersi rifinanziare e rimettere in moto il tanto caro “sistema paese”.
Naturalmente tutto questo è puro vagheggiamento, i politici attuali non solo si dimostrano incapaci e strenuamente “euristi” ma contribuiscono ad alimentare un inquietante interrogativo: sono in grado, secondo voi, di gestire in modo coordinato un’uscita dell’Italia da questa trappola?
Secondo me no, nel modo più assoluto.
Il Governo Letta (o Berlusconi ?) è riuscito nell’intento di evitare l’aumento dell’IVA (dal 21 al 22%) rimandandolo di un paio di mesi spostando, di fatto, il problema a dopo l’estate. Fermo restando che si tratta di una manovra recessiva, è ormai assodato che questa decisione provocherà ancora una volta una riduzione del gettito, così come fu per il precedente aumento; lo Stato italiano seguita così a navigare a vista, fra l’illusione di un “favore” fatto ai suoi cittadini e la convinzione falsa che uno straccio di ripresa sia possibile.
Non è certo questo quello che serve al paese, ma la menzogna continua a diffondersi senza possibilità di mettere al centro della discussione il vero problema, cioè l’euro e i trattati europei. Gli stessi incentivi per l’occupazione, che secondo l’esecutivo potrebbero creare 200 mila posti di lavoro nei prossimi 18 mesi sembrano un tentativo di chi arriva stremato vicino alla fine e forse inizia a rendersi conto che il tessuto produttivo italiano sta collassando.
Potrebbe sembrare demagogico, ma parlando con gli imprenditori ci si rende conto di quali siano le loro reali necessità, si avverte il senso di avvilimento di fronte alle istituzioni che appaiono sempre di più sorde, si scopre come il problema non sia il costo del lavoratore se l’azienda chiude.
Quali saranno, quindi, i posti di lavoro creati?
Se un’azienda perde commesse perché si ritrova con una moneta sopravvalutata del 30% ed è costretta a chiudere a cosa le servono incentivi per le assunzioni? Poi, per l’ennesima volta, ci siamo resi conto di come le riforme del Governo Monti (lavoro, pensioni) siano state non solo frettolose ma profondamente errate.
Ma più di questo si avverte forte il bisogno di un dibattito pubblico serio e concreto sulle strategie da adottare perché di fronte a noi si presentano solo due strade: la prima, se vogliamo rimanere in questa Europa, ci obbliga necessariamente a ridiscutere i trattati, far sentire la nostra voce e cercare di uscire dai vincoli stringenti (e assassini) che ci stanno sgretolando; la seconda è decidere come e quando abbandonare il progetto dell’euro, dal sapore vagamente fascista, riprendendoci la sovranità monetaria e rimettendo di conseguenza la Banca centrale italiana a disposizione del Governo per potersi rifinanziare e rimettere in moto il tanto caro “sistema paese”.
Naturalmente tutto questo è puro vagheggiamento, i politici attuali non solo si dimostrano incapaci e strenuamente “euristi” ma contribuiscono ad alimentare un inquietante interrogativo: sono in grado, secondo voi, di gestire in modo coordinato un’uscita dell’Italia da questa trappola?
Secondo me no, nel modo più assoluto.
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